MANIAC di Benjamín Labatut: un viaggio reale in un mondo distopico

MANIAC Benjamin Labatut - Recensione

Il nostro sviluppo si era arrestato in tutte le arti tranne una, la téchne, in cui il nostro sapere era diventato così profondo e pericoloso che avrebbe fatto tremare dalla paura i Titani che un tempo terrorizzarono la Terra, e sembrare gli antichi signori delle foreste innocui come spiritelli e buffi come folletti.
MANIAC

MANIAC è un libro tra il romanzo e il saggio scritto da Benjamín Labatut e pubblicato per la prima volta in Italia nel 2023 a cura di Adelphi con la traduzione di Norman Gobetti.

Indice

  • MANIAC: la trama
  • Recensione di MANIAC di Benjamín Labatut
  • L’autore: Benjamín Labatut

MANIAC: la trama

MANIAC è un libro che racchiude tre storie. La prima trama prende brevemente in considerazione la vita di Paul Ehrenfest (noto fisico e matematico del ‘900), in particolare i suoi ultimi giorni prima dell’omicidio del figlio e del proprio suicidio.

La seconda parte del libro – la più corposa – è legata alla vita di John von Neumann, padre della teoria dei giochi e uno dei padri dell’informatica contemporanea grazie al suo contributo fondamentale alla creazione del MANIAC (Mathematical Analyzer Numerical Integrator and Automatic Computer Model I): uno dei primi computer della storia.

La terza (e ultima) parte del libro è dedicata a Lee Sedol vs AlphaGo: ovvero la serie di 5 incontri avvenuta tra il più grande campione di Go vivente e AlphaGo, l’intelligenza artificiale progettata da Google per diventare imbattibile a questo complesso gioco millenario.

Un racconto epico che attraversa il Novecento per arrivare ai giorni nostri raccontando l’ascesa, il declino e il dissidio etico-tecnologico dell’essere umano.

Recensione di MANIAC di Benjamín Labatut

MANIAC è il classico libro di cui si potrebbe scrivere “tratto da una storia vera”. Labatut, infatti, ama partire da documenti dell’epoca, fatti di cronaca, lettere e testimonianze per poi ricostruire la storia con il suo sguardo. E così, scorrendo le pagine di questo libro, ci troviamo a tu per tu con le più grandi menti del Novecento (uno su tutti Feynman) e del nostro secolo.

Devo ammetterlo: non ho letto bene bene la quarta di copertina quando ho scelto di leggere questo libro. Forse è per questo che quando ho letto il nome di Paul Ehrenfest sono rimasta un attimo confusa: ma come, non era sul MANIAC il libro?

In realtà, il tema legante di questo romanzo di Labatut è il rapporto tra uomo-scienza-tecnologia. L’autore va a indagare l’eterno dilemma etico del “fino a dove ci si può spingere per amore di scienza? Qual è il limite dietro al quale è necessario fermarsi?” e lo fa attraverso gli occhi di due protagonisti del panorama scientifico e una persona che invece subisce le conseguenze del progresso su di sé (mi riferisco a Lee).

Ma andiamo con ordine che la situazione è complicata.

Parte 1 – Paul Ehrenfest

La prima parte dedicata a Ehrenfest l’ho trovata particolarmente ostica perché molti concetti scientifici mi erano oscuri e, pur facendo le ricerche del caso, spesso mi sono trovata a non capire la portata di quello che stavo leggendo. Era un “boh, proviamo ad andare avanti”.

Il collegamento tra questa storia e la successiva è la deriva della scienza: ovvero, cosa fare nel momento in cui ti rendi conto che ciò che sta accadendo può avere delle ripercussioni non solo sul tuo domani ma anche su quello del futuro dell’uomo?

Parte 2 – John von Neumann

La svolta per noi poveri mortali arriva con l’introduzione della seconda parte (che occupa la maggior parte del libro). Con la Parte 2 il lettore si addentra nella storia di uno dei padri della bomba atomica dalla sua ascesa come genio accademico, al suo coinvolgimento nel Progetto Manhattan, dalla progettazione del MANIAC fino all’improvvisa malattia e alla morte.

La storia di von Neumann ci viene raccontata attraverso le testimonianze di persone che – per un motivo o per l’altro – l’hanno conosciuto o hanno lavorato con lui. Abbiamo testimonianze di personaggi del calibro di Richard Feynman, Klára Dán (la seconda moglie), Marina von Neumann (la figlia), Nils Aal Barricelli, Sydney Brenner ed Eugene Wigner.

Nonostante la moltitudine di voci, la figura che si va delineando è molto solida, vera e viva. Von Neumann: tanto genio nel suo lavoro quanto incapace di vivere la propria umanità fatta di sentimenti e paure.

Era come avere a che fare con un bambino mostruoso. Lo dovevo continuamente vezzeggiare e ingannare, oppure, se non funzionava, costringere con le maniere forti. […] Poteva essere incredibilmente crudele senza nemmeno accorgersene.

Klára Dán (MANIAC – Benjamín Labatut)

Viene descritto da tutti (tranne che dalla prima moglie) come una specie di androide disposto a tutto pur di placare la propria sete di conoscenza. Anche appropriarsi di lavori altrui.

La storia di von Neumann è in realtà una scusa per riflettere – come già anticipato – sul dilemma etico-scientifico. In svariati punti del libro si fa accenno all’insensibilità dei ricercatori nei confronti delle potenziali conseguenze di quello che stavano progettando: non importa dei morti, il progetto Manhattan non ha niente a che fare con la vita bensì ha tutto a che vedere con la conoscenza.

L’atomica, dove farla esplodere per ottenere il massimo potere distruttivo, a che altezza… tutte domande a cui i “cavalieri ungheresi dell’Apocalisse” non si sono fatti scrupoli a trovare risposta e che hanno scisso la comunità scientifica a metà.

Davvero interessante il collegamento logico e pratico tra la seconda e la terza parte: il gioco del Go. Antico gioco di origine cinese, si tratta di una specie di scacchi ma molto più complesso giocato dai protagonisti del Progetto Manhattan tra un calcolo e l’altro.

Veramente d’impatto la chiusura del capitolo di cui vi metto solo la prima parte per non fare spoiler. Da brivido.

Prima che von Neumann diventasse indifferente a tutto e si rifiutasse di parlare anche con amici e parenti, gli chiesero cosa sarebbe stato necessario perché un calcolatore, o qualsiasi altra entità meccanica, cominciasse a pensare e comportarsi come un essere umano.

Lui si prese moltissimo tempo prima di rispondere, con una voce non più forte di un sussurro.

MANIAC – Benjamín Labatut

Se devo trovare un unico neo a questo capitolo direi l’appiattimento di voci. Le testimonianze, sebbene provengano da persone diverse, hanno un po’ tutte lo stesso stile di comunicazione e linguaggio il che rompe un po’ l’aria di credibilità di quello che stiamo leggendo.

Però, a parte questo, capitolo molto bello, chiaro e coinvolgente.

Parte 3 – Lee Sedol vs AlphaGo

Dopo la creazione del MANIAC, si apre la strada verso una maggior capacità di calcolo e nasce la possibilità di creare macchine vive in grado di apprendere ed elaborare. Così nel 2016 nasce il progetto AlphaGo: un’intelligenza artificiale progettata da Google DeepMind per giocare a Go.

Questa parte del libro è una cronaca delle cinque partite che Lee si è trovato ad affrontare, è un viaggio molto introspettivo dentro la mente e le emozioni del campione di Go. Labatut ci accompagna in un labirinto fatto di stupore, a tratti anche paura, fino a sfociare in una visione tremendamente vicina a noi e distopica allo stesso tempo.

Il libro si chiude con uno scenario reale e apocalittico, uno spaccato in cui si lascia intravedere il potere totalizzante dell’intelligenza artificiale. Anche qui, finale da pelle d’oca.

Riassumendo: MANIAC di Benjamín Labatut

Sebbene all’inizio mi sia risultato un libro un po’ criptico e illeggibile, MANIAC si è rivelato una bellissima scoperta. Ho trovato una profondità di pensiero e, contemporaneamente, una scorrevolezza di scrittura che raramente mi è capitato di incontrare sul mio cammino librario.

Il romanzo fa divulgazione su temi matematico-fisici e storici senza mai risultare pedante o suonare come un manuale scolastico.

Le riflessioni sulla tecnologia e l’impatto sull’uomo sono lasciate in gran parte al lettore dal momento che l’autore fa suonare entrambe le campane dell’opinione pubblica. Il messaggio che passa, però, è che spesso lo sviluppo scientifico va in cerca di un ordine, di comprensione del mondo anche se le conseguenze del progresso tecnologico possono portare all’esatto opposto.

Benvenuti nell’era del caos.

Voto: 🌕🌕🌕🌕🌑

L’autore: Benjamín Labatut

Benjamin Labatut

Benjamín Labatut nasce a Rotterdam nel 1980 da una famiglia di origine cilena. Nonostante le sue origini olandesi, trascorre la maggior parte della sua infanzia e adolescenza in America del sud tra l’Argentina e il Cile.

La prima pubblicazione è L’Antartide inizia qui (La Antártica empieza aquí), raccolta di storie che guadagna il Premio Caza de Letras 2009.

Da lì la sua strada è lastricata di successi a partire dal secondo libro Después de la luz e Quando abbiamo smesso di capire il mondo (Un verdor terrible), quest’ultimo tradotto in 22 lingue e nominato per il 2021 International Booker Prize.

L’ultima sua uscita è The MANIAC (2023).

Pubblicato da Giulia Castagna

Giulia, content manager e writer, lettrice dall'età dei primi dada e baba.