Stoner di John Edward Williams: storia di una vita qualunque

Stoner: John Edward Williams

A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.
Stoner

Stoner di John Edward Williams viene pubblicato per la prima volta nel 1965 e ha una storia piuttosto travagliata. Nei primi anni viene infatti pressoché ignorato – sono solo duemila le copie vendute al suo lancio – per poi essere riscoperto nel 1972, anno in cui viene ripubblicato.

In Europa arriva in tempi recentissimi (nel 2011) grazie ad Anna Gavalda, traduttrice dell’edizione francese di Stoner: da lì il boom editoriale. In Italia arriva l’anno successivo grazie all’edizione di Fazi Editore e alla traduzione di Stefano Tummolini. Con il 2020, i diritti sono passati a Mondadori la quale ha pubblicato una nuova edizione del romanzo con la consueta traduzione.

Indice

Stoner: la trama

Booneville (Missouri, USA), 1891. Nasce il piccolo William Stoner da una umile famiglia di agricoltori. Il ragazzo cresce forte e sano e i genitori, volendo donargli l’istruzione che non avevano ricevuto, lo spediscono in università alla facoltà di agraria.

Il destino che lo attende, però, è ben diverso da quanto si era aspettato: durante una lezione di inglese tenuta dal professor Archer Sloane, viene folgorato dal sonetto n. 73 di Shakespeare. L’amore per la letteratura lo pervade, abbandona l’università di agraria e passa a studi umanistici con l’obiettivo di diventare insegnante.

Quello che accade dopo è storia, anzi, storia di una vita qualunque.

La recensione di Stoner by John Williams

La lettura di un libro come Stoner è difficile da affrontare: ti trovi davanti a quello che si definisce caso editoriale di cui hai letto una vagonata di recensioni positive. Cioè l’hype è talmente alto che il rischio di rimanere delusi è dietro l’angolo.

Nelle mie letture sono abituata a trovarmi davanti personaggi di qualsiasi tipo, non importa se reali o di fantasia. La chiara differenza tra William Stoner e un qualsiasi altro protagonista sta nella normalità. Stoner potrebbe essere il tuo vicino di casa, oppure il tuo professore di università (che, tra l’altro, avendo fatto lingue cade proprio a fagiuolo). Stoner è una persona normale, non ha la pretesa di essere un personaggio dalle mirabolanti e rocambolesche avventure: è una vita come tante.

Questa quotidianità che traspare dalle pagine del libro è ciò che, secondo me, ha portato le persone ad amare così tanto questo romanzo: di fatto è un modo per leggere quella che potrebbe essere la tua vita. Ed è forse per questo che le persone che lo hanno letto più volte ritrovano sempre punti nuovi su cui riflettere.

Come viene esplicitato nella postfazione di Peter Cameron, è interessante notare che – tranne nelle prime pagine – il protagonista raramente viene chiamato per nome: nella maggior parte del tempo è semplicemente Stoner. Sappiamo che il proprio nome è metafora della propria identità; identificandosi con il cognome è come se Stoner fosse in cerca del sé, di un io perduto negli anni della gioventù.

John Edward Williams fa danzare le parole come delicate étoile: tutto viene raccontato con una delicatezza estrema. Anche i momenti più duri e tragici.

La costruzione dei personaggi è tanto reale e complessa che se incontrassi Edith per strada probabilmente la prenderei a cazzotti (Lei e il suo atteggiamento da moglie psicopatica… ma torniamo al commento).

Stoner è sicuramente un esperimento letterario interessante: non ci troviamo davanti a un eroe della quotidianità, né tantomeno a una vita strana o avvincente in cui ti chiedi e adesso cosa succede? Niente. Tutto fluisce lentamente e naturalmente con lo scorrere del tempo.

Sebbene da un lato mi renda conto a livello intellettuale di un’opera di questo tipo, il romanzo non mi ha rapita totalmente. Probabilmente il bias dato dalla sua fanbase ha condizionato la mia percezione della storia tanto da arrivare alla fine e dire: ok, non male ma mi sarei aspettata di più.

⭐⭐⭐ ➕

Stoner John Williams Wordcloud

L’autore: John Williams

John Edward Williams è un scrittore americano. Nasce nel 1922 a Clarksville (Texas) da modeste origini.

Partecipa alla Seconda guerra mondiale il che mette temporaneamente in pausa la sua carriera accademica. Si iscriverà in università solo successivamente e, proprio come Stoner, ottiene un dottorato in letteratura inglese alla Missouri University (nota anche come Mizzou).

Diciamo che, considerando che ha vissuto 72 anni, non è stato uno scrittore alla Stephen King che sforna 8 libri al minuto. Anzi. All’attivo abbiamo solo quattro romanzi (tre se escludessimo Stoner):

  • Nothing But the Night 
  • Butcher’s Crossing
  • Augustus

Ne esiste anche un quinto, mai completato a causa della sua morte improvvisa: The Sleep of Reason.

Non solo prosa, però, è ciò che John Edward Williams ha prodotto nella sua vita: anche la poesia è stata un suo cavallo di battaglia ma, anche in questo caso, poca e centellinata. Sono solo due le raccolte che ci ha lasciato:

  • The Broken Landscape: Poems
  • The Necessary Lie

John Edward Williams muore a Fayetteville (Arkansas) nel 1994. Aveva 72 anni.

Cólto in Castagna: la mia copertina

Ci ho pensato molto per questa copertina: non è facile rappresentare una storia come Stoner. Alla fine ho optato per una rielaborazione della nuova cover Mondadori: la sagoma di William Stoner si staglia su una libreria, l’unico habitat che gli abbia mai regalato qualche gioia nella sua disgraziata vita.

Una copertina semplice, senza troppe pretese: una copertina normale, per una vita normale.

Frasi e citazioni da Stoner

Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale. La domanda portava con sé una certa tristezza, ma era una tristezza diffusa che (pensava) aveva poco a che fare con lui o con il suo destino in particolare.


Camminavano leggeri sull’erba, quasi senza toccarla, senza lasciare tracce del loro passaggio.


L’amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta, l’amore che aveva sempre nascosto come se fosse illecito e pericoloso, cominciò a esprimersi dapprima in modo incerto, poi con coraggio sempre maggiore. Infine con orgoglio.

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Pubblicato da Giulia Castagna

Giulia, content manager e writer, lettrice dall'età dei primi dada e baba.