La sovrana lettrice: il lato nascosto della Corona inglese

la sovrana lettrice - Alan Bennett

“Cosa le piace, Maestà?”.
La regina esitò, perché a dire il vero non lo sapeva. Non aveva mai avuto molto interesse per la lettura. Leggeva, naturalmente, ma la passione per i libri la lasciava agli altri.

La sovrana lettrice

La sovrana lettrice (titolo originale: The Uncommon Reader) è un romanzo breve di Alan Bennett pubblicato per la prima volta nel 2007 ed edito in Italia da Adelphi editore nello stesso anno. Lo leggiamo nella traduzione di Monica Pavani.

Indice

La sovrana lettrice: la trama

La nostra storia inizia a Londra, in particolare a Buckingham Palace. La regina Elisabetta II sta tranquillamente passeggiando fuori da palazzo quando si imbatte in una biblioteca itinerante. Durante quell’incontro, conoscerà anche Norbert, un giovane sguattero che lavora nelle cucine reali che frequenta assiduamente quella biblioteca.

La regina riscopre quindi il piacere della lettura e, guidata da Norbert, inizia a immergersi nel mare della letteratura al punto da tralasciare i suoi impegni politici (cosa ovviamente malvista a palazzo). Nonostante i bastoni tra le ruote che consiglieri e ministri cercheranno di metterle per farle abbandonare i libri una volta per tutte, Elisabetta II non lascia la lettura ma, anzi, decide di scrivere un libro.

Uno spaccato sul lato umano dei reali inglesi: la recensione

La sovrana lettrice è un romanzo breve – molto breve, tipo 95 pagine – raccontato da un narratore esterno alla vicenda, molto probabilmente onnisciente.

Il primo elemento che risulta molto evidente al lettore è l’umanizzazione della figura di Elisabetta II. Siamo abituati a vederla impettita nei suoi tailleur multicolore durante le varie occasioni: cerimonie, vari di navi, incontri diplomatici…

Insomma, la cara vecchia Lizzy – che troviamo nel romanzo alla vigilia dei suoi 80 anni – ai nostri occhi è una specie di creatura immortale che ha seppellito tutti. A proposito, quante persone sono passate sotto gli occhi di Elisabetta II dal 1952 (anno in cui è salita al trono)? Diamo qualche numero così, per sfizio personale:

  • 12 Presidenti degli Stati Uniti (Biden incluso);
  • 15 Primi ministri britannici (il primo dei quali, nientepopodimenoche Winston Churchill);
  • 30 Presidenti del Consiglio italiani (per un totale di 67 governi… sì, ho già incluso Mario Draghi nel conteggio);
  • 11 Presidenti della Repubblica italiana;
  • 7 Papi.

Tornando al libro, Elisabetta appare come una donna scaltra che ne ha viste tante, che pretende molto dalle persone che la circondano, che riscopre nella lettura la gioia di una vita che le è stata negata per via del suo rango.

All’interno del romanzo, verso la metà, troviamo un momento in cui la regina si approccia ai romanzi di Jane Austen. Assistiamo alla sua difficoltà nel comprendere la lettura perché non riesce ad afferrare a fondo le differenze sociali tra i protagonisti di Orgoglio e Pregiudizio: lei è sempre stata una spanna sopra al mondo, le persone hanno sempre avuto nei suoi confronti una profonda deferenza che l’ha in qualche modo allontanata dalla vita vera.

La regina vive in una bolla fatta di regole e protocolli, la lettura è un modo per recuperare la vita mai vissuta.

La narrazione di Bennett si impregna di British humour strappandoci sorrisetti e risate lungo tutta la storia e rendendo la lettura leggera e piacevole. La regina non perde mai il suo smalto, è una donna che appare distratta, su un altro mondo, ma è ben più ancorata alla realtà di quanto non ci si aspetti e non perderà occasione per mandare a stendere chi le mette i bastoni tra le ruote.

Un libricino simpatico per trascorrere in un modo diverso un paio di pause pranzo (per chi lavora da casa): non trovo sia il capolavoro della vita ma sicuramente una storia carina da leggere.

Fun fact: considerata l’età della regina nel romanzo, possiamo ipotizzare che il primo ministro descritto sia Tony Blair.

Voto: ⭐⭐⭐1/2

L’autore: Alan Bennett

Alan Bennett nasce a Leeds (Inghilterra) nel lontano 1934.

Come molti altri scrittori, la sua carriera inizia da un’altra parte. In particolare entra nel mondo del lavoro come storico e docente di storia medievale.

E poi, il colpo di fulmine. Lascia tutto per dedicarsi al mondo del teatro non solo come autore ma anche come attore! Le sue opere sono state molto apprezzate e non solo dal pubblico inglese: sono arrivate anche in Italia grazie al lavoro dell’immensa Anna Marchesini.

Il suo più grande successo teatrale è stato The History Boys (Gli studenti di storia), opera vincitrice di 6 Tony Awards e proposta sul grande schermo con l’omonimo film del 2006.

L’ultimo romanzo pubblicato è Gente (titolo originale: People) del 2012.

Cólto in Castagna: la mia copertina

Per questa copertina non potevo non rappresentare la regina Elisabetta in una delle sue espressioni più furbe e malvagie. Un ritratto semplice nero su bianco a cui ho voluto dare un tocco pop con colori accesi al confine con il fluo.

Un modo per omaggiare non solo il personaggio e i suoi outfit arcobaleno, ma anche per mostrare il lato nascosto che emerge di una figura regale.

Frasi e citazioni da La sovrana lettrice

L’attrattiva della letterature, rifletté, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore valeva l’altro e lei non faceva eccezione. La letteratura, pensò, è un Commonwealth; le lettere sono una repubblica.


“È possibile che io mi stia trasformando in un essere umano. Non sono convinta che si tratti di un cambiamento auspicabile”.


Presto la regina decise che probabilmente era meglio incontrare gli autori dentro le pagine dei romanzi, creature dell’immaginazione del lettore come i personaggi. Non sembravano neppure grati a chi aveva letto i loro libri; erano loro ad averci fatto la cortesia di scriverli.


“La chiave di volta della felicità è non sentirsi investiti di alcun diritto”. Aggiunse un asterisco e annotò a fondo pagina: “Una lezione che non ho mai avuto l’occasione di apprendere”.


Scoprì tuttavia che, quando scriveva qualcosa, anche se era solo un appunto, era felice come lo era stata leggendo. Ancora una volta si rese conto che leggere non le bastava più. Un lettore non è molto diverso da uno spettatore, mentre scrivere per lei era agire, e agire era il suo dovere.


“No, ministro. Del resto i libri, come certo saprà, è raro che inducano ad agire. In genere confermano solo quello che, magari inconsapevolmente, si è già deciso di fare. Si ricorre a un libro per avere conferma delle proprie convinzioni. In altri termini, per chiudere un capitolo”.

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